L’utilizzo della rete e più nello specifico dei social permette di condividere pensieri ed idee con una platea quasi infinita. La responsabilità, ma allo stesso tempo l’occasione, per trasmettere qualcosa che catalizzi l’attenzione o in cui gli altri possano immedesimarsi.

Può accadere, tuttavia, che prima di premere il tasto “Pubblica” nasca un interrogativo: ciò che voglio diffondere darà un valore aggiunto alla mia figura, o sto commettendo un passo falso?

Questa domanda è stata posta da un cliente nel corso di una consulenza fornita con Linda. Un quesito che mi ha fatto riflettere, grazie al quale voglio fugare ogni dubbio: ecco una lista di contenuti da non diffondere tramite i tuoi profili o le fanpage…

Conversazioni private (senza permesso)

Siamo nell’era dello screenshot, è ufficiale: tutti noi abbiamo almeno una volta inviato tramite WhatsApp ad un amico, al partner o ad un collega un messaggio che ha strappato un sorriso, un commento entusiasta di un cliente o qualcosa che abbia letteralmente fatto salire il crimine.

Vuoi per cercare conforto, approvazione, o una valvola di sfogo, può scattare nell’inconscio il desiderio di mettere in piazza (quella digitale) tali situazioni.

Personalmente non vedo nulla di più sbagliato: che impressione si faranno gli altri? Il rischio di passare per pettegoli o poco seri è alto.

Sempre che tu non abbia avuto il permesso

Giudizi sul titolare, un collaboratore o un dipendente

Le piattaforme sociali non sono il posto più adatto per le rimostranze contro chi condivide con te una certa esperienza professionale.

E non sono nemmeno il luogo in cui sottolineare errori specifici e quanto sia insopportabile il titolare dell’azienda in cui lavori.

La diffusione di informazioni di questo genere non è solo sinonimo di scarsa professionalità, ma può comportare un’azione legale da parte dei diretti interessati.

Bufale pazzesche

Lo scrivevo in apertura: Facebook, Twitter, LinkedIn e chi più ne ha più ne metta sono diventati strumenti d’uso comune, per cui ognuno di noi avrebbe il dovere (almeno dal punto di vista morale) di verificare l’attendibilità di ciò che diffonde nel news feed.

All’ordine del giorno ci sono i post de “il giomale” (non è un refuso, è proprio scritto con la m…) o altri portali di notizie più o meno farlocche riguardo i Marò (anzi, non più), la nuova tassa introdotta da Renzi o quello che la casta ci nasconde.

La tua credibilità passa anche da questo: la soluzione? Controllare sempre la veridicità di quanto riportato, perché poi potrebbe pure instaurarsi un dialogo costruttivo con altre persone.

Giudizi su politica, orientamento sessuale, religione o squadra del cuore

Gli argomenti appena citati rappresentano un vero e proprio campo minato. O, se preferisci, temi su cui il dibattito continuerebbe all’infinito.

Vale la pena di incrinare i rapporti, creare delle antipatie, o addirittura rinunciare a potenziali clienti per espressioni che possono intaccare la sensibilità altrui? Libertà di pensiero sì, ma con buonsenso.

Conclusioni

Con le dovute proporzioni, pensa come se ciò che scrivi, condividi o trasmetti potesse sempre essere usato contro di te.

Terrorismo psicologico? No, realtà: quanto comunichiamo online ha acquisito via via troppa rilevanza per considerare la rete un luogo in cui vomitare sentenze, sparare a zero o divulgare news carnevalesche.

Guarda l’altro lato della medaglia: più sei coerente e dai valore alla tua presenza, più spessore acquisisci da parte degli interlocutori. Anche in ottica business, motivo ulteriore per cui mettere un po’ d’impegno…

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scritto da

Simone Puliafito

General Manager di Taeda Communication


Impegnato nel coordinamento delle risorse umane e nello sviluppo del business aziendale, è il fondatore dell'agenzia. Il suo motto? "Stare sempre sul pezzo!"

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