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Un semplice consiglio alla propria cerchia di amici? È già una forma d’influenza. Se trasferiamo il concetto al rapporto tra brand e clienti entra in gioco l’influencer marketing, attività che permette di avere di avere un ottimo ritorno senza investimenti esagerati.

Frutto di un approccio lungimirante, del concetto di condivisione, della relazione con persone che hanno saputo ottenere credibilità. Ce ne parla Matteo Pogliani, che in un libro interessante e ricco di spunti ci descrive di questa tematica.

Ciao Matteo, piacere di conoscerti e benvenuto nel nostro blog. Raccontaci un po’ chi sei e cosa fai.

Ciao, grazie mille per l’invito! Prima fervido appassionato di basket (passione che resta), ora da anni mi occupo di comunicazione in ambito digitale. Il mio compito è di sviluppare un utilizzo strategico dei nuovi media da parte di brand e aziende. L’obiettivo è quello di dar vita a progetti performanti, in grado di poter davvero aiutarli a raggiungere nel giusto modo i propri target.

Gli ultimi anni mi hanno visto specializzare nelle PR digitali e nelle attività di influencer marketing. Credo molto nelle opportunità che nascono dalle collaborazioni e dalle relazioni. L’amicizia con voi ne è esempio concreto.

A proposito di te, sappiamo che ami le giacche (tanto), l’arte, ma… Matteo, sei un influencer?

A voler ben dire sono le giacche ad influenzare me! Scherzi a parte, mi fa ridere sentire questa parola affiancata al mio nome! Io penso che tutti, nel proprio piccolo, siano in grado di influenzare la rispettiva cerchia. Magari sarà limitatissima e si fermerà a parenti e amici, ma su questi saremo in grado di essere rilevanti.

A volte basta un consiglio sulla nuova auto da acquistare o il ristorante dove andare, anche questa è influenza.

Se parliamo di influencer lato marketing serve ovviamente ben di più, competenza e una posizione di rilievo su un dato tema su tutto. Diciamo che sul tema dell’influencer marketing qualcosina posso dire… ma certi riconoscimenti non si possono dare autonomamente, devono essere gli utenti a darteli.

Eccoci al punto: influencer marketing. Chi sono questi influencer e perché un brand dovrebbe rivolgersi a loro?

L’influencer è una figura che, grazie a qualità riconosciute, come competenza, capacità comunicative e relazionali, riesce ad avere una posizione di riferimento all’interno di un network. Questo lo rende un punto di riferimento per gli utenti. Volendo semplificare, a me piace definirli come “coloro che fanno accadere le cose”.

Lavorando insieme, il brand riesce a “vestire” il proprio messaggio delle qualità e della credibilità di queste figure, rendendolo in gradi di avere maggiore impatto.

Le forme tradizionali di advertising faticano sempre più ad attrarre l’attenzione degli utenti. In questo scenario gli influencer e i progetti ad essi legati sono una risorsa ottimale per raggiungerli.

Ne deriva poi una comunicazione più credibile e ricca di competenza, una comunicazione che crea legami e fidelizza.

Come è nato il tuo interesse verso questa branca del marketing che qui, in Italia, è ancora abbastanza sconosciuta e poco considerata?

Nasce dalla volontà di voler creare qualcosa di “diverso”, che non si fermi alle attività ormai classiche. Gestendo la comunicazione di molti clienti ho sempre percepito il valore che derivava dalla collaborazione e dalle relazioni che riuscivo a far nascere.

Da soli, oggigiorno, si fa poca, pochissima strada. Dobbiamo avere la lungimiranza di non guardare solo alla nostra realtà, ma di avere uno sguardo più ampio. La condivisione, quella reale, è un plus incredibile seppur ancora poco esplorato.

Un’attività, l’influencer marketing, che permette inoltre di fare ottime cose anche senza budget faraonici.

“Voglio diventare influencer”, ti hanno mai fatto questa domanda? E, se esiste, qual è la risposta definitiva?

Come anticipavo prima sono gli utenti a farti divenire influencer, a farti divenire loro punto di riferimento. Ovvio è che per far questo è fondamentale muoversi nella giusta maniera. Fondamentale costruirsi, attraverso un corretto personal branding, una forte credibilità e una reputazione il più possibile positiva. È la nostra reputation a valerci da carta d’identità e raccontare agli altri, nel bene e nel male, chi siamo. Grazie a questa lavoriamo, veniamo scelti, diventiamo riferimento.

Se tutti nel nostro piccolo siamo influencer, va però detto che quelli interessanti per le aziende sono gli utenti che hanno un alto livello, quantitativo e qualitativo, di audience. Non esiste influenza senza un network su cui esercitarla.

Piccola curiosità: qual è il tuo social preferito e perché?

Per gentilezza verso il mio amico Salvatore (Russo, ndr) vorrei dire Google+, ma non sarei credibile!

Non ho una preferenza spiccata, ma se devo dirne uno, a rischio di passare per classico, dico Facebook. È il più completo, quello che mi permette di fare il maggior numero di attività, di tenermi aggiornato, di tenere i contatti con moltissime persone (il mio Messenger scoppia!). Piaccia o meno resta il riferimento. Punto.

Mi piace molto anche Twitter e il suo taglio sintetico e informativo.

Domanda più tecnica: come fanno i brand che si sono rivolti ad un influencer per una campagna a misurare o monitorare i risultati di questa scelta?

La issue della misurazione è una delle più complesse quando parliamo di influencer marketing. Le aziende sono ormai abituate al mondo del digitale e alle reportistiche precise che la maggior parte delle risorse permette. Per l’influencer marketing è ben diverso, poiché a misure prevalentemente quantitative, si aggiunge un indispensabile lato qualitativo.

Vi sono aspetti che sono difficilmente riconducibili a un singolo numero: la competenza, la capacità di scrittura, l’influenza stessa, solo per dirne alcune. In molti ci vengono incontro strumenti e tool, che sono in grado di darci dati riguardo esposizione, engagement, visualizzazioni, ma spesso non basta.

L’influencer marketing è un fenomeno molto complesso con numerose sfaccettature, attività e obiettivi. Il consiglio è di valutare al meglio la finalità della campagna e, in accordo con il cliente, a seconda di questa capire cosa andare a monitorare. Se vorrò generare lead faranno fede i contatti presi, se voglio far scaricare un ebook i download, se desidero incrementare la brand reputation il miglioramento del sentiment.

Scenari futuri: come si evolverà l’influencer marketing secondo te?

Sull’onda dell’enorme visibilità di questo periodo continuerà a crescere ed essere utilizzato. Con questo aumento arriveranno anche gli eccessi e gli usi “limite” (già visibili ultimamente). La volontà di monetizzare sarà sempre più sentita, sia per le aziende che per gli influencer stessi. Da una parte vedremo un sempre crescente numero di piattaforme, marketplace e risorse “chiavi in mano”, dall’altra una maggiore consapevolezza degli influencer e un loro ruolo sempre più rilevante. Una situazione che alla lunga si farà sentire, facendo esplodere questa “bolla”. La differenza, in questi eccessi, la farà saper creare progetti realmente performanti e capaci di creare relazione e valore per tutte le parti coinvolte: brand, influencer, utente finale. Una questione sempre più per veri professionisti.

Dulcis in fundo: ci saluti con una delle tue proverbiali massime, ad alto livello di ispirazione?

“Comunicare l’un l’altro, scambiarsi informazioni è natura; tenere conto delle informazioni che ci vengono date è cultura” – J.W. Goethe

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scritto da

Giulia Micheletto

Digital Strategist di Taeda Communication


Trasforma gli obiettivi digitali in azioni, con una ricerca costante delle modalità più performanti. Winelover e innamorata del valore delle parole.

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