Quanto è importante una buona reputazione online? Al giorno d’oggi gli strumenti digitali ci mettono in costante contatto con persone vicine e lontane. Sapersi muovere al loro interno richiede un approccio professionale e che sappia trasmettere valore. Ce ne parla Sonia Milan, digital trainer e consulente di marketing e comunicazione di Opinity.

Ciao Sonia, piacere di conoscerti e benvenuta nel nostro blog. Raccontaci un po’ chi sei e cosa fai.

Sono una consulente di comunicazione digitale, nonché formatrice in ambito digital. Seguo le aziende e i personaggi famosi (soprattutto legati al mondo del cinema) nella loro presenza online, per far sì che sia efficace e produttiva.

Quali sono le difficoltà di questo lavoro oggi?

Innanzitutto è un lavoro che richiede competenze davvero vaste. Nella gestione della presenza e della reputazione online entrano in gioco numerosissimi fattori, ed è necessario conoscerli tutti e bene. Inoltre, il mondo digital subisce cambiamenti repentini in tempi brevissimi: ciò che andava bene solo pochi mesi fa, oggi è da ripensare e modificare. Si passa quasi più tempo ad aggiornarsi che a lavorare.

E quali invece gli aspetti che ti fanno innamorare di quello che fai?

Non so se ci sono aspetti particolari di questo lavoro che me ne fanno innamorare: l’unico credo sia la passione. Mi piace quello che faccio, mi piace pasticciare con la tecnologia e con le parole, e combinare queste due passioni per renderle un’attività utile a qualcuno fa di me una persona felice del proprio lavoro.

Andiamo al punto: reputazione online. Che cosa significa e perché è importante per un’azienda, o per un imprenditore, non sottovalutare questo fattore?

La tecnologia e internet hanno cambiato significativamente il modo in cui effettuiamo i nostri consumi. Prima di un acquisto, prima di scegliere un collaboratore, un socio, un fornitore di beni o servizi, diamo tutti una sbirciata online, cercando rassicurazioni e conferme alle nostre impressioni. Quello che “si dice online” di qualcuno influenza la nostra opinione e le nostre scelte di acquisto. Chiunque dovrebbe preoccuparsi di avere una buona reputazione online, anche per contrastare le attività di alcuni concorrenti che, invece di puntare sulla bontà dei loro prodotti o servizi, usano il web per gettare discredito sulle altre aziende. Si tratta di un fenomeno in continua espansione del quale ormai non possiamo più evitare di occuparci.

Qual è l’errore più grave che si possa commettere sui social o in una strategia di comunicazione digitale?

Dimenticarsi che tutto ciò che si pubblica è visibile a chiunque e che le attività online, per la loro stessa natura, vengono amplificate fino a diventare incontrollabili. Sono da evitare, quindi, i toni polemici, le risposte brusche, gli atteggiamenti scostanti. Tutti questi atteggiamenti negativi rimarranno sulla rete per sempre (non serve cancellarli dopo aver capito di aver commesso un errore: qualcuno avrà già fatto uno screenshot dei vostri post e li riproporrà in altre sedi) e mineranno per sempre la reputazione di un’azienda o di un professionista.

Piccola curiosità: qual è il tuo social preferito e perché?

Sono molto legata a Facebook, perché mi permette di essere un po’ più “prolissa” rispetto agli altri social. Amo le parole più delle immagini, quindi su Facebook mi sento a casa.

Storytelling: oltre ad essere un termine troppo abusato, c’è molto di più. Vuoi farci un po’ di chiarezza?

Lo storytelling è una tecnica di comunicazione vecchia come l’uomo. Ma proprio per questo ha delle modalità di esecuzione ben codificate: se non le si rispetta non si può parlarne. Nello specifico, esso è la capacità di raccontare un prodotto, un’azienda, una persona sfruttando la narrazione. Questa deve riuscire ad agire su alcune leve emotive (soprattutto le paure, i timori delle persone) riuscendo a farle emozionare. E come è possibile riuscire ad emozionare qualcuno? Grazie all’immedesimazione. Ecco perché una narrazione costruita con la pratica dello storytelling non ha mai come protagonista un prodotto o un’azienda, ma sempre una o più persone nelle quali il pubblico può identificarsi.

Dulcis in fundo: ci lasci una citazione che ti rappresenti?

«Accenda la tv» diceva. «Cosa vede? Gente che vende i propri prodotti? No. Gente che vende la vostra paura di vivere senza i loro prodotti», dal film World War Z.

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scritto da

Giulia Micheletto

Digital Strategist di Taeda Communication


Trasforma gli obiettivi digitali in azioni, con una ricerca costante delle modalità più performanti. Winelover e innamorata del valore delle parole.

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